Bad Pratice
Con questo mini serie di articoli si darà una panoramica a tutte quelle tecniche, finora conosciute, che vengono mal viste dai motori di ricerca e che possono portare a casi di ban dai motori di ricerca. Questa definizione di “bad practice” è un’evoluzione corretta della qualità del servizio dei risultati di un motore di ricerca.
Negli anni novanta bastava poco per apparire tra i primi posti di un motore, dato che l’unica cosa da fare era creare delle pagine riempite della parola che si voleva posizionare, gli algoritmi non possedevano filtri in grado di capire il trucco e quindi presentavano queste pagine come prime nelle proprie SERP.
L’evoluzione degli algoritmi e la nascita di filtri cosidetti “antispam” ha fatto in modo che questi siti vengano bannati dall’indice ed inseriti in una blacklist in modo che il motore non li faccia comparire tra i risultati della ricerca. Man mano che l’algoritmo veniva modificato, si susseguivano nuovi trucchi o inganni, ancora oggi ce ne sono molti, e ad ogni aggiornamento viene aggiunto un nuovo filtro per soccombere a questo problema.
Tag Hidden
Iniziamo la carrellata con questo tipo di trucco molto classico, che consiste nell’inserire del testo nascosto riempiendo il tag di tutte le parole chiave all’interno della parte iniziale della pagina (meta tags, title e righe iniziali). Ci sono diversi siti che elencano semplicemente le keywords all’inizio della pagina, condizionando la grafica del sito web.
I metodi per aggirare questo problema sono diversi ma il migliore è quello dell’utilizzo dei tag hidden, ossia tag che non sono visibili per l’utente ma sono contenuti nel codice e vengono letti ugualmente dallo spider. Questo tag viene inserito spesso nel “corpo” della pagina, all’interno dei tag div, o qualsiasi tag di formattazione. Molti motori rilevano e penalizzano questo espediente.
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