Agricoltura e Allevamento

Prato Verde: Le 5 Regole d’Oro per il tuo Prato Fiorito.

Basta con il luogo comune “L’erba del vicino è sempre più verde”, impariamo insieme quali sono i segreti per avere un giardino accogliente e invidiabile ogni giorno dell’anno.

Le 5 regole d’oro da seguire sono:

1.analizzare le caratteristiche ambientali.

E’ importante conoscere bene le caratteristiche ambientali della zona in cui si vive e dello spazio aperto di cui si dispone per scegliere le tipologie di piante che meglio si adattano al terreno e al clima presente.

2.scegliere i giusti tipi di piante.

Fondamentale è capire bene quali tipi di piante mettere nel proprio giardino, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista della compatibilità tra specie.

3.posa di un prato pronto

Ad oggi la tecnica del prato a rotoli se curato da aziende serie e con una valida esperienza nel settore come www.ilprato.eu (azienda leader in Italia per la fornitura di tappeti erbosi di alta qualità) è sempre più affermata ed ha parecchi vantaggi rispetto alla semina.

4.tipo di irrigazione

Da non trascurare è sicuramente è il sistema di irrigazione, fonte vitale per la salute del prato.

5.manutenzione

Come in tutto la manutenzione è un aspetto molto rilevante per poter far crescere e sviluppare in modo sano il proprio giardino.

Chi meglio del www.ilprato.eu, che vanta una decennale esperienza concentrata in questo settore, può darti un miglior consiglio in forma completamente gratuita in base alle proprie esigenze.

Non esitare a chiamare questi specialisti e a porgli domande di ogni genere.

I nostri migliori auguri di buone feste e buon giardinaggio!

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“L’IMPRESA AGRICOLA SFIDA LA CRISI”

Imola, 21 gennaio 2010 - “ Le sfide dell’Impresa agricola” è il titolo del convegno organizzato dalla CIA ieri mattina presso la sala convegni della camera di commercio di Imola.

Il convegno, che ha riscosso molto interesse e  ha radunato un vasto pubblico di imprenditori agricoli, ha affrontato diverse tematiche a partire dalle strategie per superare la crisi. Le argomentazioni si sono concentrate in particolare su tre aspetti fondamentali: l’aggregazione, il marketing e le banche.

Gli interventi del Professor Roberto della Casa, dell’università di Bologna, polo di Forlì, e dell’avvocato Gianni Ponti hanno voluto indicare possibili forme aggregative, diverse da quelle tradizionali, partendo dal presupposto che le imprese agrarie presenti sul territorio, possono trarre notevoli convenienze effettuando lavorazioni (raccolta, trapianti, potatura ecc. ) e commercializzazioni in forma cooperativa ed aggregativa.

“Le imprese agricole devono interessarsi a conoscere i bisogni e le esigenze del mercato, in modo da adeguare l’offerta dei prodotti alle esigenze del mercato stesso, e attuare tecniche efficaci e competitive di determinazione del prezzo, questo non sempre avviene  proprio perché si perde di vista  un aspetto fondamentale del marketing, cioè l’analisi, la programmazione e il controllo di progetti volti a portare a compimento obbiettivi di mercato.”

 Al vicedirettore del mercato di Treviso Massimo Minotto, il  compito di presentarci la realtà dei mercati del nord-est, cercando di fotografare la situazione degli ortofrutticoli  I. G. P e D. O. P della regione Veneto. L’intervento si propone in particolare di valutare i percorsi dei due prodotti radicchio rosso tardivo I.G.P e ciliegia di Marostica I.G.P, cercando di dimostrare la validità di questi riconoscimenti soprattutto per i produttori.

L’intervento del Dottor Gianluca Ceroni, dirigente dell’area di credito della BCC Ravennate e Imolese, ha illustrato gli strumenti finanziari a disposizione delle imprese per far fronte alla crisi. In particolar modo si è illustrata la possibilità di slittamento della quota capitale dei prestiti e mutui in corso per un anno e la possibilità di accedere a prestiti a conduzione a tasso agevolato, con abbattimento del tasso da parte della Regione.

Nel pomeriggio il convegno si è  concluso con diversi incontri di approfondimento a cura dell’Avv. Gianni Ponti, di Dario Grandi, responsabile area consulenza e progetti della CIA, e del dottor Gianluca Ceroni che ha risposto a domande inerenti tematiche finanziare e di credito.

 


Prato Pronto: Risparmia Fatica con il Prato a Rotoli per il Tuo Giardino!

Il tappeto erboso a rotoli è un prato appositamente seminato e coltivato con particolare cura per un periodo di almeno diciotto mesi. Il prato viene poi raccolto in strisce con un macchinario specifico e arrotolato (da qui il nome di prato a rotoli) per facilitarne sia il trasporto che la posa.

Qual è il vantaggio di un prato a rotoli rispetto alla tradizionale semina?

Il prato pronto non ha bisogno delle assidue cure richieste dalle piantine giovani, come l’annaffiatura leggera e costante, la concimazione frazionata, la risemina come nel caso di forti piogge che spostano i semi.

L’effetto finale è immediato e il nuovo prato è calpestabile dopo pochi giorni: inoltre il trapianto del prato può avvenire in tutti i mesi dell’anno.

Va ricordato che nei periodi molto caldi l’operazione è più delicata e richiede particolare attenzione e tempestività nell’irrigazione.

E’ necessario preparare il terreno in anticipo, lavorandolo fino a circa 10-15 centimetri di profondità, in modo da poter stendere il prato a rotoli il giorno stesso dell’acquisto.

Anche se in rotoli si tratta sempre di erba viva che può soffrire ed ingiallire se rimane arrotolata per più di 24/48 ore (tempo che si abbrevia notevolmente in estate).

Il Prato di Vanara e Cittaro
Tel 011.943.10.27
Cell.  338.124.0060 – 328.464.2937
www.ilprato.eu


Roma: Biofiera, 15 – 18 Ottobre 2009

Dal 15 al 18 ottobre Roma ospiterà la quarta edizione di Biofiera, un grande evento interamente dedicato a tutto ciò che è biologico.

La bioagricoltura, ma anche la bioarchitettura, le industrie biotessili, la bioedilizia, la biocosmesi e le bioenergie sono sicuramente dei campi in espansione, sui quali si dovrebbe investire sempre di più per assicurare a noi stessi e alle generazioni future un mondo più pulito, uno sviluppo sostenibile e uno stile di vita più sano. La Biofiera che dal 2006 si svolge a Roma, al Parco della Resistenza, è una grande occasione per tutti coloro che vogliono addentrarsi nel mondo del biologico, con tutte le sue diverse sfaccettature e applicazioni nella vita quotidiana, e scoprire come migliorare la propria vita partendo da piccole cose, come l’alimentazione e la cura della propria persona. E non c’è luogo migliore della capitale per mettersi in contatto con l’universo Bio: l’Italia è infatti il paese leader a livello europeo nella produzione del biologico (oltre un terzo delle imprese biologiche europee sono italiane), mentre a livello mondiale il nostro paese raggiunge un onorevole terzo posto, preceduto solo da Australia ed Argentina; il Lazio è inoltre la regione italiana in cui si registra il più alto consumo di prodotti biologici. Se prenoterete un hotel 5 stelle a Roma tra il 15 e il 18 ottobre avrete dunque la possibilità non solo di visitare gli splendidi monumenti e palazzi della città, ma anche di scoprire degli ottimi prodotti che contribuiscono a rendere il Belpaese famoso in tutto il mondo, e di capire come è possibile, con semplici accorgimenti, migliorare la propria vita.

Come ogni anno, i turisti in viaggio a Roma avranno modo di visitare numerosi stand o di fare una pausa nei vari punti di ristoro, tutti rigorosamente dedicati al mondo del biologico, e potranno così assaggiare prodotti eno-gastronomici di qualità, e soprattutto sani. Uno degli obiettivi della fiera è infatti promuovere, sin dall’infanzia, uno stile di vita sano, alla base del quale non può che esserci un’alimentazione equilibrata. Non solo cibo, però: il termine Bio raccoglie moltissimi altri ambiti, e prendendo in affitto monolocali a Roma e visitando la fiera avrete dunque modo di partecipare a dibattiti e discussioni e visitare vari spazi espositivi dedicati alla bioarchitettura (che utilizza materiali naturali ed elimina le fonti di inquinamento interno) e alla bioedilizia (che realizza immobili compatibili con l’ambiente nel quale vengono inseriti). Particolarmente interessanti sono inoltre gli spazi dedicati all’industria biotessile e alla biocosmesi (che si occupa di realizzare prodotti per la cura e la bellezza del corpo esclusivamente con ingredienti naturali), che attirano soprattutto il pubblico femminile, ma non solo, ma da non perdere sono anche gli stand dedicati all’agriturismo bio (aziende agricole che producono seguendo i principi dell’agricoltura biologica), e alle bioenergie (energie da materiale organico).

La Biofiera si pone dunque come uno spazio di informazione ed approfondimento, che però non mancherà di offrire numerose occasioni di svago e divertimento, pensate anche per i più piccoli: grazie a laboratori ludico-didattici e spettacoli di animazione, la Biofiera diventerà una grande festa durante la quale i bambini impareranno ad addentrarsi, divertendosi, nel mondo del biologico.

Prezzi: ingresso gratuito
Date: 15 – 18 Ottobre 2009
Dove: Parco della Resistenza, Roma, Italia
A cura di Fb-engine.com – software albergo


Formaggi italiani a 360°: il caciocavallo silano dop.

Tutto il sapore del latte di casa nostra, altro che prodotti di importazione.

Il Caciocavallo Silano è uno dei più antichi formaggi a pasta filata del sud Italia, considerato che già Ippocrate disquisiva dell’arte dei Greci nella preparazione dello stesso. La denominazione “Silano” deriva, invece, dalle origini antiche del prodotto legate all’altipiano della Sila, in Calabria, zona tipica di produzione della più originale e sincera tipologia di questa delizia del gusto. E’ un formaggio semiduro a pasta filata, acquistabile nella confezione sottovuoto in rete su affidabili portali di commercio elettronico di prodotti tipici calabresiprodotto con latte di vacca di diverse razze, tra cui la Podolica, una tipica razza autoctona delle aree interne dell’appennino meridionale. La sua produzione inizia con la coagulazione del latte fresco a una temperatura di 36-38°C, usando caglio di vitello o di capretto. La fase di maturazione consiste in un’energica fermentazione lattica, la cui durata varia in media dalle 4 alle 10 ore e può dirsi completata quando la pasta è nelle condizioni di essere filata. Segue un’operazione caratteristica, consistente nella formazione di una specie di cordone, plasmato ad arte fino a raggiungere la forma definitiva, sferica, ovale o troncoconica, che varia secondo le diverse aree geografiche di produzione. Il peso è compreso fra 1 e 2.5 kg. La crosta, sottile, liscia, di marcato colore paglierino in superficie, può manifestare la presenza di leggere insenature dovute ai legacci. La pasta si presenta omogenea o con lievissima occhiatura, di colore bianco o giallo paglierino. Il sapore è inizialmente dolce fino a divenire piccante a stagionatura avanzata.  

La sua originalità e squisitezza, è stata tutelata e salvaguardata mediante passi importanti di questi ultimi anni, visto che si è anzitutto ottenuto, con decreto del Consiglio dei Ministri (10/05/1993) il riconoscimento di Denominazione di Origine; fatto seguire in successivo momento (01/07/1996) dall’ambita D.O.P. (denominazione di origine protetta) europea, che ha consentito al prodotto di poter entrare a buon titolo nel gotha di quelli che potranno fregiarsi del marchio di tutela comunitario.  

Con tale marchio si garantisce, in pratica, che quella specifica tipologia ha tutte le caratteristiche di salubrità, schiettezza e genuinità del vero Caciocavallo Silano, visto che si rispettano i principi essenziali propri del disciplinare: utilizzo di latte proveniente da bovini di un delimitato territorio; rispetto delle minuziose fasi nel processo di lavorazione relativo, secondo i canoni della vera tradizione casearia meridionale; apposizione di un fregio a fuoco sul prodotto stagionato, il classico pino dell’altopiano della Sila, una volta trascorsi i tassativi tempi tecnici di stagionatura (60/90 gg)..  Per evitare possano perpetrarsi eventuali frodi ai danni degli ignari consumatori, contestualmente ai menzionati riconoscimenti si è strutturato a Cosenza il Consorzio di Tutela Formaggio Caciocavallo Silano, al quale aderiscono numerose aziende e caseifici. Scopi principali dell’organizzazione sono, ovviamente, tutelare le aziende consorziate da eventuali “falsi” proposti in commercio, considerato che sul mercato esistono numerosi formaggi “omonimi”, ma che in realtà vengono realizzati con latte e/o cagliata di importazione; promuovere iniziative e campagne informative atte a far conoscere le peculiarità del Cacio Silano dop e delle sue caratteristiche organolettiche.  

Il vero Caciocavallo Silano, infatti, è ricco di vitamine, sali minerali e proteine, ed  è particolarmente indicato, per via delle sue spiccate qualità nutritive, nelle diete dei più piccoli, di chi pratica sport e di chi è un po’ avanti nell’età. Basti pensare che per produrne un solo kilo occorrono circa 10 litri di latte fresco, con valore nutritivo per ogni 100grammi corrispondente all’equivalente derivante da 180gr di carne bovina o 200grammi di trota.  Il Caciocavallo Silano può essere consumato come formaggio da tavola o utilizzato come ingrediente per tantissime ricette tipiche dell’Italia meridionale. Possono tornare utili in tale ricerca di chicche ed usi variegati del prodotto, i suggerimenti  dei siti di e.commerce che propongono in rete il Cacio Silano Dop. Ancora una volta, dunque, si conferma tutta la versatilità ed originalità in cucina dei prodotti tipici calabresi!! 

 


On line il nuovo video concept di CDCM Pro

CDCM Pro, produttore di strumenti comunicativi web & multimedia, è orgogliosa di presentare l’uscita del suo nuovo video concept, realizzato secondo la filosofia che da sempre contraddistingue quest’azienda, High Quality-Low Cost.

Il video, progettato e creato interamente da CDCM Pro percorre le varie tappe della trasformazione subita dal web e dai suoi utenti spiegando, in maniera semplice ed efficace, quali sono e come sfruttare gli innumerevoli strumenti e servizi comunicativi.

Se hai un’azienda e vuoi scoprire i metodi migliori per farla conoscere su larga scala, non perdere questa occasione.

Potrai trovare il video sul nostro sito istituzionale, su  GU! e su tutte le piattaforme gratuite della rete.

Inoltre, senza impegno, CDCM Pro sarà felice di poterti incontrare direttamente per ascoltare le tue richieste e cercare la soluzione che meglio si adatta alle tue esigenze.

Non sprecare tempo e denaro, affidati all’esperienza di CDCM Pro!

Marusca Cesare  – Marketing & Press
CDCM Pro, more than audio!

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Le arance della Calabria sul web.

  Le arance, come tutti gli agrumi, arrivarono nel continente europeo più di 2000 anni fa. La mitologia racconta che erano custoditi nel meraviglioso giardino delle Esperidi, nella parte occidentale del mondo allora conosciuto, e furono portati via da Ercole, che compì la sua undicesima fatica, dopo aver ucciso il drago messo lì da Giunone a guardia dei dorati pomi.   Invece la terra di origine degli agrumi è l’oriente e le prime notizie, nel mondo greco/latino, ci arrivano da Teofrasto di Ereso nel IV secolo a. C. Furono gli arabi, intorno al X secolo, a dare nuovo impulso alla loro coltivazione, per uso medico e culinario. Infatti il termine “arancio,” in Italia, fu introdotto proprio dagli arabi e fu subito adottato dal lessico popolare. Queste arance però non erano quelle dolci, ma quelle amare. Le dolci furono introdotte dai portoghesi, portate dalla Cina e, per non confonderle con le altre, le chiamavano “arance del portogallo”, termine ancora oggi in uso nel dialetto meridionale.Oggi la Calabria, insieme alla Sicilia, rappresenta il maggior produttore di arance in Italia con 636.476 tonnellate (31% del totale nazionale)Dal punto di vista qualitativo questo prodotto trova in Calabria, e nella terra delle clementine della Piana di Sibari, ideali condizioni nella fertilità del terreno e nel clima che, dunque, costituiscono il vero segreto della unicità qualitativa delle arance calabresi, caratterizzandosi  come uno dei migliori prodotti tipici calabresiForma rotonda, buccia più o meno spessa, la parte esterna è ricca di ghiandole contenenti olio essenziale; la parte interna, bianca e spugnosa, è detta albedo o midollo; la polpa è formata da spicchi il cui numero varia da 5 a 12. Essa è composta da cellule ingrossate a forma di un piccolo otre allungato a punta contenenti un succo acquoso più o meno dolce-acidulo, colorato e profumato. Uso gastronomico. Fresco tal quale, spremuto, per fare marmellate, liquori, canditi, dolci, piatti tradizionali, confetture, caramelle, bibite, gelati, per l’industria farmaceutica e cosmetica, sono questi gli usi più conosciuti.Ma vi suggeriamo una vera “chicca d’uso”, originale della Piana di Sibari in particolare: 

L’INSALATA DI ARANCE 

Pelare a vivo il frutto e affettarlo. Salare, condire con un giro di olio e del pepe nero macinato Volendo si possono aggiungere anche delle olive nere al forno. 

La gastronomia calabrese, propone invero anche alcune  originali “variazioni sul tema”: come ad esempio la marmellata di arance piccante, vera unicità culinaria, da utilizzare, per singolari antipasti, su crostini, tortine, pane arrostito, formaggi in genere. Oppure per dare un tocco di originalità alle scaloppine di vitello, pollo o sulle carni lesse in genere (si pone,in tali casi, il prodotto a fine cottura). O mista con la ricotta, per guarnire salatini e pizzette da antipasto. O infine nell’uso dolciario, connotando il preparato di un sapore più “deciso”: crostate, torte, bocconotti ed altre delizie. 

Le arance sono anche una fonte significativa di acido folico e tiamina. I flavonoidi presenti nelle arance hanno potere terapeutico contro le allergie ed altre malattie infiammatorie. La tangeritina previene l’invasione dei tessuti da parte delle cellule cancerogene. La pectina è la più preziosa componente della fibra alimentare delle arance. Essa crea un appagante sensazione di sazietà ed è per questo che è adatta a chi pratica diete dimagranti o a chi vuole mantenere la propria linea con intelligenza, specie dopo le abbondanti scorpacciate delle festività natalizie. La pectina, inoltre, riesce a catturare gli acidi biliari intestinali, contribuendo a tenere al giusto livello il tasso di colesterolo nel sangue. In definitiva, tutti i componenti delle arance esplicano un’azione benefica per l’organismo umano. 

Anche per tale referenza il problema della filiera e del costo di trasporto è stato notevolmente risolto da alcuni siti di prodotti tipici calabresi, i quali hanno notevolmente accorciato il relativo iter, mediante un rapporto di intermediazione minimo: si è provveduto,cioè, a creare quasi un filo diretto produttore/consumatore mediato al minimo negli scambi, con conseguente abbattimento dei relativi costi. Tali portali, infatti, si riforniscono durante l’ottimale periodo di produzione (novembre/marzo) direttamente da agrumicoltori del luogo, ed in breve tempo consegnano al consumatore finale. Nessun problema, poi, per la relativa conservazione del prodotto, visto che (…se l’agrume è veramente fresco!!) non abbisogna di conservazione in frigo, ma può comodamente esser mantenuto sul balcone di casa: tanto, le temperature del periodo lo consentono!!


Tradizioni popolari di un tempo: la sagra del suino in Calabria.

sagra del suino
La bontà dei salumi calabresi: naturalezza, artigianalità e rispetto dei canoni di produzione

Senza ombra di dubbio la sagra dei suini rappresenta uno delle occasioni più importanti nella produzione dei salumi calabresi, ricercatezze annoverate di buon grado tra i più rinomati prodotti tipici calabresi.

In questa regione, ancora una volta, è la saggezza popolare che riesce a godere a pieno dei vantaggi derivati dalla macellazione del suino. E’ il popolo che lo alleva, perché il maiale non ha bisogno di cure particolari, è prolifico, è un grande trasformatore di alimenti, anche i più poveri. Si alimenta facilmente, visto che si nutre (….molto economicamente e naturalmente)) con i residui del pasto quotidiano, integrando eventualmente il tutto con ghiande, castagne, ecc., facilmente reperibili in una regione a particolare vocazione agricola, quale è quella calabrese.

  

Il periodo migliore per  la sagra dei suini è, in particolare, quello a cavallo del periodo natalizio, allorquando la rigidità atmosferica (freddo secco e pungente) favorisce appieno tale “tradizione”, evitandosi il proliferare di eventuali inconvenienti e compromissioni di natura igienica, legate a temperature più elevate.

 

 

Tale evento, per i bambini, è mille volte più importante che andare a scuola; e, parimenti, è essenziale per le famiglie in genere, visto che si provvede a far provvista di tanto bendidio, utile ed opportuno per l’economia domestica di un intero anno . E’ una giornata di festa , di allegria e soprattutto un giorno d’abbondanza, che coinvolge, a turno, interi vicinati o rioni: vicendevolmente, ognuno contribuisce all’evento di questa o quella famiglia (partecipando nell’intenso lavoro che questa tradizione comporta) e, parimenti, potendo contare sull’ausilio di tutti gli altri allorquando arriva il turno del proprio o dei propri animali da portare alla mattanza.

  

Già nel corso della stessa giornata si inizia a festeggiare e pasteggiare, consumando le parti più deperibili e/o che non è il caso di conservare oltremodo, o giusto per “saggiare” la qualità delle carni appena macellate, accompagnando ed irrorando il tutto con un buon e corposo vino calabrese. Rispondendo appieno ai principi della economia domestica calabrese (povera!!), secondo la quale “del maiale non si butta via nulla”, quasi tutto il macellato viene utilizzato a vario titolo: financo le ossa, bollite sì da sfruttarne fino all’ultimo il relativo sapore, utilizzando il preparato che ne deriva per gelatine varie; e, in tempi non molto lontani, anche il  sangue,   per il sanguinaccio, una sorta  di crema dolce e spalmabile, che veniva integrata, nella sua preparazione, con noci, pinoli, uva passa e (…perché no) cioccolato in pezzi.

salumi calabria
La naturalezza degli ingredienti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione,la produzione di tipo artigianale e casalinga ed il pieno rispetto dei tradizionali canoni della cucina tipica calabrese contraddistinguono in maniera inequivocabile ed unico questi ineguagliabili salumi calabresi. Terminata, infatti, la preparazione di salsicce, soppressate, capicollo, pancette e nduje spalmabili, come da tradizione vengono messi, per buona parte, a stagionare naturalmente, senza, cioè, l’ausilio di essiccatori meccanici o altro, e (…in alcuni casi, come si usava un tempo non molto lontano) riposti in appositi contenitori (i tarzaruli) con olio o grasso.  

Nelle tecniche più moderne ci si avvale, invece, delle macchine per il sottovuoto, che garantiscono parimenti una buona tenuta, anche in termini di genuinità, del prodotto, consentendone la conservazione per diversi mesi.

  

Sulla rete operano siti di commercio elettronico di prodotti tipici calabresi, i quali propongono, proprio nei mesi successivi al periodo di stagionatura, i salumi “a puntino”, invogliandone l’acquisto con opportune promozioni e tagli prezzo. In particolare, per la nduja spalmabile, vengono ulteriormente suggerite, nella relativa scheda prodotto, opportune originali ricette  e consigli d’uso, giusto per dimostrarne la sua versatilità in cucina, uscendo dal suo utilizzo più noto e scontato, spalmata su fette di pane o crostini, per farne gustosi, stuzzicanti ed originali antipasti.

  

Ovviamente, anche nella produzione dei salumi non può mancare la gradita partecipazione di sua maestà “il Peperoncino Calabrese”, che  naturalmente ricopre e svolge egregiamente la sua parte nelle varie versioni piccanti delle referenze, apportandovi il suo magico tocco in più in termini di sapore e squisitezza.

  


Olio 100% italiano?? Perché non quello calabrese!!

olio italiano 

Il ritorno al buon olio di casa nostra come risposta alle tante frodi alimentari

I più recenti controlli effettuati dai varie nuclei e autorità antisofisticazioni alimentari, con contestuali sequestri di partite di prodotti confezionati e pronti per esser posti in commercio anche in regioni (vedi Toscana e Liguria) dalle forti tradizioni “olearie”, hanno riacceso il dibattito sulla opportunità di ritornare a consumare un olio veramente nostrano. 

Etichette contraffatte, oli di semi colorati ad arte ed indebitamente ed inopportunamente spacciati come oli extravergine, artifici più disparati sul prodotto, hanno affollato le cronache degli ultimi tempi: il tutto con l’obiettivo ultimo, data la contingenza sfavorevole del periodo, di offrire un prezzo concorrenziale sugli scaffali della distribuzione. Tutto ciò induce il consumatore a dubitare fortemente sui prezzi da “gassosa” che contraddistinguono tante referenze, con una criticità, dunque, più accentuata rispetto al passato, che lo spinge a svolgere una attenta analisi della relativa filiera di produzione: ci si è resi conto, insomma, che non regala niente nessuno. 

Le più recenti normative in materia, in particolare, hanno fortemente facilitato il compito di ricerca sulla origine del prodotto, così come stabilito dal Comitato di gestione olio di oliva della Commissione europea di modifica al regolamento per l’etichettatura dell’olio, imponendo l’obbligo di indicare sulle etichette la provenienza delle olive molite. Si tratta di una svolta storica per l’Europa, che interpreta il bisogno di sicurezza e trasparenza dei cittadini. 

Sarà un problema di vitale importanza per tante aziende, conosciute come “italiane” e massivamente presenti nella grande distribuzione, ma che in realtà non utilizzano più del 30/40% di olio nazionale nelle loro allettanti proposte. 

Per fortuna ci sono i prodotti D.O.P., certamente costano qualcosa in più, ma ci garantiscono quella sicurezza alimentare oggi dimenticata dal mondo globale, che fa fatto perdere la gioia del rapporto rispettoso con la terra, l’unica cosa che fa valere il lavoro dei contadini, riconsegnando al consumatore il gusto della buona tavola ed un prodotto sano e prezioso come una volta.

olio calabrese

L’olio calabrese, ad esempio, proposto su siti di commercio elettronico di prodotti tipici, che rida il piacere di gustare olio d’oliva verace, attraverso una maggiore conoscenza delle esigenze del consumatore e la vecchia regola del “poco,ma buono”. 

Oli di ottima qualità, gusto schietto e sincero, con caratteristiche date dalla particolare posizione geografica e le perfette condizioni meteorologiche che solo la collina litoranea calabrese è in grado di offrire. Produzioni da oliveti curati secondo l’agricoltura integrata ed a basso impatto ambientale, dalla fioritura sino alla raccolta, con tipologie Meridionali quali la Carolea e la Nocellara messinese, inseriti in appezzamenti di terreno magari corredati da tipici alberi di agrumi della regione.    
 
La raccolta inizia precocemente, attorno ai primi di ottobre,  con olive ancora verdi o appena invaiate. Le olive eventuali già cadute a terra non vengono  raccolte, piuttosto vengono successivamente interrate con la lavorazione, per garantire al prodotto un minimo grado di acidità.
             
Circa le tecnologia di lavorazione delle olive, la raccolta è quella tradizionale, che prevede l’uso di pettini manuali e meccanici con caduta del frutto su reti, dopodiché il raccolto viene posto in cassette da 20 kg. Il sistema più diffuso di estrazione è a ciclo continuo a freddo (T. max 27 ° C), con consequenziale estrazione quotidiana di olio entro 2 ore massimo dalla fine della raccolta in azienda.. Dopodiché l’olio viene opportunamente conservato in contenitori in acciaio inox ed in ambienti freschi, asciutti e lontano da fonti di calore, ad una temperatura compresa tra i 10 e i 18°C. Si provvede al relativo imbottigliamento solo nel momento della contestuale commercializzazione.
In questa situazione ottimale la qualità del prodotto è eccellente, con una bassissima acidità, un gusto decisamente unico e pronto ad essere testato da solo (…come tradizione insegna!!) su di una buona fetta di pane casereccia, mantenendo le sue caratteristiche per circa 24 mesi.Gli stessi portali, ovviamente, non disdegnano l’offerta di oli opportunamente aromatizzati, quali l’olio diavola al peperoncino, o olio santo (come si definiva una volta), da riservare per particolari usi originali in cucina: si usa, infatti, per condire spaghetti, insalate, legumi e frutti di mare. Anche in tal caso, ovviamente, l’importante è che la materia prima utilizzata sia un buon olio italiano e peperoncino tipico calabrese.

 


Fiera di San Gregorio Morciano di Romagna

Nella località Morciano di Romagna vicino a Cattolica si svolgerà dal 07/03/2009 al 15/03/2009 la tradizionale Fiera di San Gregorio. Il centro del paese, il padiglione fieristico e il Teatro Tenda sono organizzati per accogliere la mostra – mercato di cavalli, animali da cortile, ovini e bovini in una tipica ambientazione rurale.

Morciano di Romagna, oltre ai vari last minute hotel Riccione, si trasforma nel grande “teatro” della Fiera di San Gregorio, un appuntamento secolare che si rinnova ogni anno puntuale, richiamando migliaia di visitatori.

La fiera vera e propria nasce e si consolida attorno all’Abbazia di San Gregorio, fondata da San Pier Damiani nei pressi di Morciano nel 1060, come momento di scambi e commercio tra i mercati e gli agricoltori di tutto il territorio limitrofo.

Come ogni anno, la fiera sarà oggetto di esposizioni campionarie di prodotti dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’industria, centro fiera del bestiame, mostra mercato della macchina e dell’attrezzatura agricola, spettacoli di vario genere per l’intrattenimento delle migliaia di visitatori che per otto giorni affollano le vie del paese, nelle immediate vicinanze anche del famoso Aquafan Riccione.

Per secoli è stata la fiera agricola, del bestiame e commerciale, dal 1948 si è aggiunto anche all’artigianato e all’industria e negli anni vi si aggiunge, senza mai snaturarla, tutta una componente ludica, fatta di eventi spettacolari e sportivi, giochi per i bambini e serate di divertimento per i giovani. La giornata centrale resta il 12 marzo, giorno del patrono. I resti dell’Abbazia, a circa 2 Km dal centro di Morciano, presentano strutture architettoniche austere ma di pregio e offrono un suggestivo affacciatoio naturale sul fiume Conca.
In città affascinante è la piazza dedicata a Umberto Boccioni, pittore futurista nato da genitori morcianesi: vi spiccano la scultura-fontana di Umberto Corsucci e il monumento Colpo d’ala: omaggio a Boccioni di Arnaldo Pomodoro.

Per chi ami immergersi nella natura, alloggiare in alberghi 3 stelle Riccione: escursioni imperdibili lungo le rive del fiume Conca. Di interesse storico: gli antichi mulini. Per chi volesse cogliere l’occasione e venisse da fuori per il soggionro può dare un’occhiata al portale di Cattolica.

Altre informazioni sull’evento Fiera di San Gregorio Morciano di Romagna si possono richiedere al numero 0541 987221.

Distribuzione a cura di Michele De Capitani
Prima Posizione Srl – Posizionamento naturale


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